Rettifiche…

A quanto pare, la storia del focomelico non è proprio andata come l’ha raccontata l’articolista di Repubblica. A distanza di un giorno (e di tante polemiche) salta fuori che il focomelico aveva solo un braccio mancante, che non è stato fatto scendere, che il capotreno ancora un po’ gli portava il panino. Insomma, a questo punto non si capisce più cosa sia successo veramente.

Se il giornalista di Repubblica si è inventato tutto, meglio così per la dignità del genere umano, e molto peggio per il giornalista….

Si attendono evoluzioni…

(Qui l’articolo di Repubblica che riporta le rettifiche di FS)

Sul Natale, sull'amore e sulla dignità dell'uomo

Sulla Repubblica online è comparso un articolo di un dolore indescrivibile
Purtroppo è lo specchio da un lato di una burocrazia ottusa, dell’applicazione della legge senza ragionamento, dall’altro del degrado del cuore della gente.

Il fatto in breve: un focomelico sale sul treno. Per qualche ragione non ha fatto a tempo a fare il biglietto. All’apparire del controllore gli da i soldi, ma mancano quelli della sovrattassa. Ne esce una situazione incresciosa, con l’arrivo della polizia ferroviaria che fa sbarcare il tapino.

Nessuno protesta. Nessuno fa uscire dal portafoglio 50 euro per pagare la sovrattassa. Nemmeno lo stranito redattore dell’articolo, che si comporta con la passione dell’entomologo per i suoi insetti, attento al comportamento distaccato degli altri ma ignaro del suo. Il ragazzo focomelico se ne scende dal treno, e ringrazia pure che non gli fanno pagare la multa.

Ogni giorno capita di incontrare gente indigente, vera o presunta. Ogni giorno si leggono tragedie della povertà, mentre si ciancia dell’amore assurto a partito politico. Amore, quale? Basterebbe la dignità umana.
Con quel ragazzo se ne esce la dignità di tutti coloro che erano su quel treno. E anche due lacrime dai miei occhi

12 Dicembre 2005. Impregilo vince per ritiro dei competitors il bando per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina. All’epoca ci furono notevoli questioni relative alle modalità del bando, con cordate "strane" e pressioni nemmeno tanto velate per far vincere la gara all’Impregilo che versa in bruttissime acque. Ma tant’è, alla fine, con un contratto che prevede delle penali mostruose da parte dello stato in caso di rescissione, l’Impregilo si aggiudica il bando, con un’offerta stimata del valore di 3,88 miliardi di euro (vedi qui il comunicato stampa dell’Impregilo).

Al momento dell’offerta, come si capisce bene dal comunicato, non esiste un progetto esecutivo, solo uno studio di fattibilità che ha coinvolto sostanzialmente la IHI che detiene il know-how tecnologico (si tratta della società di ingegneria che ha costruito i ponti sospesi attualmente più lunghi esistenti al mondo).

Con una serie di lanci di agenzia, e l’uscita mediatica del presidente del Consiglio, veniamo a sapere che da maggio erano riprese le attività di rivalutazione del contratto fra Eurolink (la società capitanata da Impregilo) e la societa dello Stretto di Messina, il cui presidente è anche il presidente dell’ANAS, Ciucci (vedi qui un articolo che riprende un lancio adnkronos). Questi lanci di agenzia sono istruttivi, perché fanno capire che mentre la torta per Eurolink continua a valere 3,9 miliardi, il costo totale è salito a 6,3, con un costo delle opere collaterali che supera di slancio il 60% del costo del puro ponte.
Il progetto definitivo non c’è per nulla. Eurolink promette di produrlo entro la metà del prossimo anno, mentre si anticiperanno lavori propedeutici sulla viabilità attuale, come lo spostamento della linea ferroviaria (vedi questo articolo).

In verità viene spacciato come inizio dei lavori del ponte uno spostamento a terra della linea ferroviaria. Il contratto, tuttavia, prevede che fino alla stesura del progetto definitivo il contraente può salutare Eurolink senz’altro dovere a loro. Visto che lo studio di fattibilità, a detta di Impregilo, aveva richiesto più di un anno di lavoro di un centinaio di ingegneri, mi domando come si possa arrivare ad un esecutivo in nove mesi, quando rimangono aperti un sacco di punti di domanda tecnologici. Stante queste premesse, non è così peregrina l’ipotesi che fra alcuni mesi ci vengano a raccontare che il costo del ponte è duplicato, e che quindi si può far finta di nulla e chiudere l’impresa.

Il punto, però, non è solo questo. Ammettiamo pure che il ponte sia effettivamente costruibile, e venga costruito nei tempi e nei costi preventivati. Alla fine avremo un fantastico ponte che collega due zone con una viabilità impossibile (la Salerno-Reggio continua ad essere così disastrosa che perfino i TIR si fanno traghettare fino a Napoli, e il treno da Messina a Palermo ci mette più di tre ore per percorrere meno di 200 km), zone sulle quali non sarà possibile intervenire perché non ci saranno più soldi.

Come hanno dimostrato svariati studi, il ponte non sarà neppure economicamente vantaggioso (tant’è vero che nessun finanziatore privato si è fatto avanti). Allora, ci si domanda, a che servirà mai?

Fanfare e torroni

"Con queste norme libereremo la pubblica amministrazione dai fannulloni!" tuonava l’anno scorso il ministro Brunetta. E giù tutti ad applaudire. Già, perché il fancazzismo dei dipendenti statali è materia di discussione continua, come in generale i difetti altrui.
Passa un anno. Brunetta evoca di tanto intanto questa riforma che porterà ad un radioso futuro e progressivo (ogni tanto si ricorda anche lui di essere stato socialista…). Litiga con l’Espresso usando il sito della funzione pubblica come una tribuna personale, invece che uno strumento di servizio per il cittadino.

Improvvisamente, qualcuno si accorge. Il decreto del 1 Luglio di quest anno, silenziosamente, rimuove le assurde norme sulle malattie, quelle che per Brunetta avevano portato a risultati straordinari (e non documentati).
Sparite. Non esistono più. Ma non si può dire. Tutto sotto silenzio, nascostamente. Non solo non servivano, ma probabilmente erano pure anticostituzionali, e per evitare una tempesta di cause contro la P.A. in caso di pronuncia della Corte, è stato molto meglio far sparire lo sporco sotto il tappeto, sperando nella disattenzione estiva.

Ennesima figuraccia di un governo che "fa finta" di fare la maggior parte delle cose. Ha fatto finta di gestire la crisi (l’unica cosa che ha fatto è stata quella di finanziare la cassa integrazione) senza fare la benchè minima riforma strutturale. Ennesima figuraccia per provvedimenti roboanti ed inutili. Fanfare e torroni, appunto…

Leggi qui l’articolo di Repubblica

Il sonno della pietà

La notizia è di ieri, ma i fatti risalgono ad alcuni giorni fa. Una bimba brasiliana di nove anni, ripetutamente stuprata dal patrigno, è rimasta incinta di due gemelli. Scoperta la cosa e incarcerato il delinquente, alla bimba è stato praticato l’aborto, anche in considerazione dell’elevatissimo rischio che una gravidanza gemellare ha su di una bimba non ancora cresciuta.

Il vescovo di Recife ha pensato di dare un segno e ha scomunicato i medici e la madre, perché l’aborto è un’offesa al diritto alla vita. (Qui si trova la notizia pubblicata dal Corriere).

Ovviamente, della vita della bambina, del rischio a cui la si espone obbligandola ad una scelta che non è nemmeno in grado di comprendere, al vescovo non importa nulla. Così come l’inalienabilità della vita diventa un optional quando si passa a discutere dell’appoggio sostanziale che la chiesa fornisce ad ogni forza armata, con la presenza di cappellani militari embedded, che benediscono bandiere, armi, e ogni altro strumento evidentemente preposto a salvaguardare i diritti (o le pretese) di alcuni a discapito della vita di altri.

Potrebbe sembrare un’alzata di scudi estemporanea di un vescovo oltranzista. Ed invece no: il Vaticano appoggia la tesi, con uno sprezzo totale della pietà umana, della delicatezza nel considerare il singolo caso, come una tradizione bimillenaria della Carità dovrebbe aver insegnato.

Come si fanno i sostegni all'economia in tempi di crisi

Nella serata in cui Eluana è finalmente libera, non voglio discutere dell’ennesima dimostrazione di grettezza dei nostri rappresentanti in parlamento.

Voglio però far notare una notizia che arriva dalla Francia, dove un presidente alquanto sopra le righe ha dimostrato come si possa efficacemente dare sostegno ad un settore ritenuto fondamentale per l’economia. Certo, qualcuno definirebbe comunista un’economia indirizzata dallo stato (mi è toccato di leggere anche questo negli ultimi giorni, scritto da parte di autorevoli ignoranti di cosa sia il pensiero liberale in economia), probabilmente Sarkozy lo è: invece di dare 1000, 1500 euro di sconto (sconto? si vedrà) a chi cambia l’auto, foraggiando così probabilmente gli autosaloni e, in misura minore, tutti i costruttori (e visto che 2/3 delle auto vendute in Italia non sono italiane, una percentuale simile se ne va a nutrire i costruttori esteri), ha stanziato 6 miliardi di euro di prestito in cinque anni ad un tasso ridotto per le case automobilistiche francesi, a patto che non licenzino nessuno, e non chiudano fabbriche.

Ora, forse non aiuta il mercato (ma lo aiutano gli incentivi? se dobbiamo guardare ai dati storici la questione non è certa), ma di sicuro consente che una delle maggiori strutture produttive della nazione non lasci a casa persone (e quindi pesi sugli ammortizzatori sociali) e soprattutto che abbia quel margine economico che consentirà loro, in un periodo di crisi, di potersi avvantaggiare sui concorrenti. Certo, aiuti di stato, ma a quanto pare ora non fanno più schifo a nessuno. Solo che i nostri governanti non se ne sono proprio accorti…

soufflé

L’affare Genchi si gonfia sempre più. Oggi, con sprezzo del ridicolo, i giornali riportano la notizia che Genchi ha richiesto in 4 anni i dati anagrafici di 5,5 milioni di utenze telefoniche.
Ora, facendo due conti, Genchi avrebbe richiesto 3760 anagrafiche al giorno, Natale Pasqua e ferie compresi, per quattro anni. Anche ammettendo che le ottenesse su file, comunque doveva leggersele… lavorando 20 ore al giorno, sono 180 all’ora, tre al minuto. Tutti i giorni, sabati domeniche e feste compresi, per quattro anni, per 20 ore al giorno…

E’ credibile tutto questo? Poi ci vengono a confondere questa operazione con le intercettazioni. Sfortunatamente, queste non sono intercettazioni, e tutta la manfrina che stanno montando non tocca questa attività. Genchi non ha ascoltato alcuna telefonata, semplicemente ha valutato la frequenza con la quale un telefono chiama un altro. E’ interessante notare che questa scandalosa attività viene effettuata quotidianamente dal marketing delle aziende telefoniche per definire i piani tariffari, e proporre formule che statisticamente siano favorevoli alle compagnie telefoniche ma che possano offrire dei vantaggi a particolari classi di utenti.

Insomma, il terribile Genchi, che lavorava per la giustizia, non faceva nulla di diverso di quello che fanno gli uffici marketing delle aziende telefoniche, nonché le migliaia di società di telemarketing che dalle stesse aziende telefoniche ottengono estratti di anagrafica per effettuare chiamate di vendita (il più grande asset delle aziende di telemarketing è la ricchezza del database di nomi classificabili per età, professione, geografia). Ma nonostrante che ciò sia vietato dalla legge, l’attività prosegue tranquillamente. Alla giustizia, però, è vietato usare dati poco sensibili per le indagini.

Non c’è nulla da fare: è evidente una disinformazione sempre più becera e sguaiata, al limite dell’offesa all’intelligenza delle persone, pur di arrivare ad ottenere lo scopo. E’ inutile girarci attorno: siamo in una dittatura strisciante, fatta non da un singolo, ma da un oligopolio nel quale la casta gioca un ruolo fondamentale. Ma, grazie al grande fratello, noi digeriamo qualunque cosa…

come ti racconto le palle, tanto nessuno le controllerà

"Sta per uscire uno scandalo che forse sarà il più grande della storia della Repubblica. Un signore ha messo sotto controllo 350 mila persone". Lo dice il premier Silvio Berlusconi parlando di intercettazioni in comizio a Olbia e riferendosi senza nominarlo al caso dell’archivio Genchi, il consulente dell’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, titolare dell’inchiesta Why Not. L’archivio conterrebbe centinaia di migliaia di utenze telefoniche, tra cui quelle di parlamentari, esponenti dei servizi segreti e delle forze armate. (La Repubblica)

Terribile. Un vero attentato alla costituzione. Un signore qualunque, un consulente di un magistrato star, che viola la privacy di 350 000 cittadini. Ascoltati. Spiati.
Terribile.

Ma.. c’è qualcosa che non va… 350 000 sono un numero enorme. Due ricerche veloci, e si scopre che TIM è in grado di monitorare non più di 5 000 linee in contemporanea, in tutta Italia. E dietro a queste, ci vuole qualcuno che le ascolti le telefonate, fra le 50 e le 100 persone. I conti non tornano: messi assieme, i 4 provider faranno 10 – 15000 linee. Un monitoraggio dura mesi, quindi probabilmente non più di 100 000 utenze all’anno. Ci vogliono tre anni e mezzo di utilizzo a pieno regime di tutte le intercettazioni italiane (eh, sì, perché anche le procure intercettano, mica solo Genchi) per mettere insieme un archivio di questo tipo. Insomma, probabilmente il numero sparato dal premier non si riferisce alle intercettazioni, ma fa comodo far capire che questo signore, non si capisce in che modo, ha ascoltato le conversazioni di 350 000 persone.

Forse il numero di cui sopra si riferisce a tabulati. Questo potrebbe essere più plausibile, anche se rimane sempre un problema: a quale titolo un consulente può richiedere a Telecom un tabulato? Solo se è richiesto dall’autorità giudiziaria. Ma allora è approvato da un GIP. Non risulta un tal numero di intercettazioni o tabulati richiesti da tutte le procure italiane. Allora, come se le è procurate Genchi? Ha gole profonde in Telecom? Forse che la vecchia storia delle intercettazioni parallele di Telecom, che è stata frettolosamente insabbiata per salvare Tronchetti Provera, riserva ancora delle sorprese? Ma allora non bisognerebbe togliere di corsa la concessione telefonica a TIM?

C’è anche un’altra spiegazione, molto più banale, ma forse più fondata. Tutta la faccenda è una balla montata ad arte, per avere una cassa di risonanza per mandare avanti velocemente la legge che rende quasi impossibile le intercettazioni a fini di indagine. Non so voi, ma io non ho nulla di penalmente rilevabile da dire durante le mie conversazioni telefoniche: non capisco proprio perché mi dovrei preoccupare se qualcuno mi sta ad ascoltare (per inciso, so benissimo di essere stato intercettato…)

Il somarello dell'anno

Visto che nella mia personale classifica dei somari dell’anno Pedro José Maria Simon Castellvì sta dominando credo senza possibilità di essere superato, è giusto commentare il suo grande pensiero.

Il signore in questione occupa molto indegnamente la poltrona di presidente dell’associazione internazionale dei medici cattolici. In tale veste, il 4 di gennaio ha pubblicato sull’Osservatore Romano un articolo nel quale individua la causa dei problemi dell’inquinamento ormonale nell’uomo nella pillola anticoncezionale. Ora, io capisco e rispetto completamente la sua posizione morale di cattolico riguardo ai metodi anticoncezionali, anche se non la condivido. Quello che non posso assolutamente rispettare è sparare falsità abnormi per sostenere una posizione che è religiosa.

Lo "scienziato" comincia sostenendo la posizione che la pillola anticoncezionale ha funzionalità abortive, impedendo l’impianto. Come sa chiunque si informi, non è vero. Il funzionamento della pillola anticoncezionale è anovulatorio, non contro l’impianto, tant’è vero che le casistiche sono colme di gravidanze indesiderate ottenute con una sola dimenticanza di assunzione di pillola, evidente segno che la pillola non blocca l’impianto, ma l’ovulazione.

Ma andiamo avanti, anche se già questa semplice osservazione avrebbe dovuto far riflettere uno scienziato. Non contento, afferma che il rilascio degli ormoni assunti dalle donne e poi espulsi con le urine è uno dei fattori più importanti della infertilità maschile nell’occidente, essendo questi ormoni espulsi in tonnellate durante gli anni. E qui, superiamo alla velocità della luce la barriera del ridicolo. Facciamo due semplici calcoli. Prendiamo i dati di una delle pillole più diffuse, e presenti sul mercato da più di vent’anni (non quindi quelle a dosaggi ancora più ridotti): la minulet. Essa contiene 75 microgrammi di gestodene e 30 microgrammi di etinilestradiolo. 105 migrogrammi per pillola. Va assunta 21 giorni, e poi sospesa una settimana. Tre settimane su quattro, ossia 274 giorni all’anno, per un totale di 28,8 milligrammi per donna all’anno di ormoni. In Italia, due milioni di donne adottano la pillola, per un totale di 57,6 kg di ormoni assunti all’anno. Per fare una fantomatica tonnellata, servono vent’anni circa. Una tonnellata in vent’anni su tutto il territorio italiano!

Vogliamo provare a fare un’analisi quantitativa degli ormoni che sono liberati nell’ambiente tramite i vari fitofarmaci, pesticidi o mangimi per l’allevamento animale? Non stiamo forse parlando di ordini di grandezza incomparabili? Ma non finisce qui: le donne, spontaneamente, producono questi ormoni, in quantità superiori. Dobbiamo quindi supporre che le donne, da sempre, inquinano la natura e rendono sterili gli uomini?

Ancora una volta, il silenzio dei mass media su questa boiata è assordante. Ma come si fa a non commentare delle cazzate di questo genere? E come possono i medici cattolici sopportare di essere rappresentanti da un asino ragliante di questa risma?