Questa è la frase pronunciata dal parroco del paese della sventurata ragazzina uccisa fuori dalla palestra. Un urlo di dolore, come se per tre mesi si fosse cercato di neutralizzare questo pensiero, di tenerlo lontano affidandosi a speranze assurde.

L'orco è fra noi. L'orco è in noi, aggiungo io. Si presenta nell'apatia con la quale permettiamo che i giovani vedano come modelli di vita i Fabrizi Corona o le Belen di turno. Si presenta con il disinteresse con il quale consideriamo ineluttabile che il civismo sia considerato una cosa antiquata. L'orco è nel giovane con le cuffiette nelle orecchie e lo sguardo spento che, seduto nel metrò, non cede il posto alla nonnetta, o alla signora con il pancione. L'orco è quando frodiamo il fisco, è quando buttiamo la carta per terra.

Si dirà: ma non scherzare! un conto è sporcar per terra, un conto è ammazzare una ragazzina. E' vero, sono due livelli ben diversi. Eppure, ciò che accomuna i due comportamenti, è considerare che, comunque, prima ci sei tu, il tuo interesse, il tuo piacere; poi, eventualmente, ci sono gli altri. E quindi, in una mente malata, se la ragazzina ti attira, tu approfitti della tua superiorità di adulto, della tua forza, della tua astuzia, e approfitti di lei, perché questo è il tuo piacere.

Nessuna ronda potrà salvarci dall'orco. Solo dei valori condivisi, veri, pieni, possono limitare la sua azione. Mai arginarla totalmente.

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