Mentre nei tg impazzano le ultime vicissitudini di Berlusconi con le minnorenni (ma che novità, già lo diceva due anni fa sua moglie…) la Politica si fa altrove. Non in parlamento, non al governo. Si fa nei pochi posti dove oramai c'è dibattito: si fa alla Fiat, fra i sindacati e Marchionne.

Da un lato si tende a minimizzare, a far pensare che si tratti solo di una discussione di bread and butter. Non è così, non ci sarebbe bisogno di fare ciò che ha fatto Marchionne per gestire una questione di pura organizzazione interna che poteva essere delegata a contrattazione aziendale separata. Quello che c'è stato di dirompente è l'interrompersi di un metodo che prevedeva da un lato le aziende, dall'altro i lavoratori, ciascuno inquadrato in un suo proprio sindacato, Confindustria da una parte e i sindacati dei lavoratori dall'altro. I vantaggi del metodo precedente erano probabilmente tutti per i lavoratori, soprattutto per quelli delle aziende meno performanti o di quelli delle piccole aziende: una trattativa contrattuale collettiva infatti trascina i più deboli grazie alla forza degli altri. Marchionne ha rotto prima il proprio fronte, uscendo da Confindustria, poi ha cercato di rompere il fronte avverso. Una contrattazione piena, solo che stavolta non è solo business, ma è anche, e molto, politica.

Non credo che Marchionne abbia in mente di far politica. La sua uscita credo fosse mirata solo ad ottenere il massimo risultato nel minor tempo possibile, fare il belletto a Fiat Auto per poi venderla al miglior offerente, visto che le dimensioni critiche Fiat Auto non le potrà mai raggiungere, dopo il veto dei tedeschi di Opel un anno e mezzo fa. In effetti, se ci si fa caso, i cassetti degli uffici tecnici di Fiat sono desolatamente vuoti: le auto di successo di Marchionne non si devono alla sua guida, ma a quella dei predecessori, che hanno messo in pista progetti interessanti ed attraenti, cercando di valorizzare il prodotto. Nulla di tutto questo ha fatto Marchionne: trascorsi i fatidici 5 anni di sviluppo dei progetti auto, non c'è nulla all'orizzonte.

Nonostante che Marchionne non intendesse far politica, tuttavia la sua azione lo è stata. E' il cambiamento totale del concetto stesso di relazioni sindacali. E' l'apertura della strada, per ogni azienda che lo desideri, di discutere con i propri lavoratori direttamente delle condizioni contrattuali, senza far capo ad un accordo di categoria. Come dicevo prima, grande vantaggio soprattutto per le aziende piccole i cui lavoratori non hanno la forza contrattuale che possono avere quelli di una grande azienda. Di sicuro, una sconfitta strategica per i sindacati, che non son stati capaci di capire a fondo i contorni dell'episodio e discutendo come i polli di Renzo son finiti in padella loro e i loro rappresentati.

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